Terminato il corso sull’uso del Rebozo, vorrei portarvi alla scoperta di questo strumento.

Il rebozo è da considerarsi un articolo di abbigliamento tipico messicano, una fascia rettangolare tessuta al telaio con 7200 fili con una frangia intrecciata a mano e annodata, lungo da 1 metro e 50 a 3 metri e 60 e largo da 1 metro a 1 metro e 50.

Può essere fatto di vari materiali come cotone, lana, seta o raion (viscosa).

Andando indietro nella storia possiamo ritrovarlo in varie culture, con nomi diversi.

I musulmani lo chiamavano “almaizal” e lo usavano in Spagna durante il Medioevo, come indumento per coprire la testa e, a volte, anche il viso.

Infatti , nel corso del XVI secolo, diventò un elemento di pudore per le donne delle caste NovoIspaniche.

Nella cultura mesoamericana indigena si chiamava “ayate” o il “mamatl” usato per il trasporto di bambini, mercanzie ed oggetti.

Infine il “rebozo” nasce e si diffonde ampiamente fin dal XVIII secolo dall'incontro tra la cultura europea e quella mesoamericana indigena.

In base al tipo di materiale utilizzato per tessere questo telo si poteva riconoscere la classe sociale a cui apparteneva la donna che lo indossava.

Per esempio una donna di classe sociale alta indossava un rebozo tessuto in seta, ricamato con fili d´oro e argento e con disegni di paesaggi, mentre le indigene, le contadine e le operaie usavano un rebozo tessuto in cotone con disegni di ikat (fili tinti dopo averli annodati) o ricamati e con una frangia corta con punte annodate.

Il rebozo veniva utilizzato in vari modi: per avvolgere i neonati, come regalo al posto dell´anello di fidanzamento, nei matrimoni, nelle feste, nei luoghi sacri e per avvolgere i defunti.

Un’ ulteriore curiosità è che durante la Rivoluzione messicana le donne nascondevano nei rebozos le armi per passarle agli uomini. 

 

Ora invece quali applicazioni può avere e come può utilizzarlo un’ostetrica?

Innanzitutto partiamo dal significato della parola “rebozo”.

Il termine “rebozar” in spagnolo significa letteralmente “Impanare”, “rigirare nell’impanatura”. Questo vi fa capire e vi dà un’idea di come viene mosso ed utilizzato il rebozo durante il trattamento.

Questa tecnica trova applicazione in varie fasi della vita della donna: prima del concepimento, in gravidanza, in travaglio, durante il parto e dopo il parto.

Andiamo a vedere che funzioni ha questa tecnica nelle varie fasi elencate precedentemente.

- Periodo preconcezionale: in questa fase il rebozo ha funzione di “riposizionamento” degli organi che sono “paralizzati” dalla condizione fredda, di rigidità (mestruazioni dolorose, endometriosi, miomi, cisti difficoltà nel concepimento ecc.) e agisce liberando il diaframma del pavimento pelvico.

- In gravidanza: emozioni come paura, tristezza, delusione, solitudine, causano “freddezza”. Il “freddo” chiude e contrae muscoli e legamenti.

Quindi aiuta a distendere e rilassare, aiuta a migliorare la circolazione, lenisce i dolori a schiena, bacino e inguine.

Può essere utile come “Baby wrapping” ossia fasciatura quando la donna avverte una sensazione di peso o in caso di addome pendulo.

Inoltre modifica le malposizioni fetali ed attiva il Sistema nervoso parasimpatico predisponendo la donna ad uno stato di calma e fiducia.

 

- In travaglio: utilizzato come “liana” per appendersi, dondolare e sostenersi se la donna assume particolari posizioni come quella seduta sulla palla, quella accovacciata o in ginocchio. Utile per dare sensazione di calore.

Viene utilizzato per il rilassamento di tutto il corpo nei prodromi, per coprire gli occhi ed evitare stimoli eccessivi, per il rilassamento del bacino e per correggere asinclitismi e malposizioni fetali.

In questi ultimi due casi, asinclitismo e malposizione fetale, influiscono molto articolazioni, legamenti e muscoli, collo dell'utero e perineo a causa di posizione seduta o supina per periodi di tempo prolungati, posizioni semi inclinate, muscoli della pelvi deboli, poco contatto con il bambino oltre che tensioni ai legamenti dell'utero che chiudono il bacino inferiore, riducono l'informazione ormonale e nervosa verso l’utero, e ne modificano l'asse.

 

- Dopo il parto: utilizzato come “chiusura” di una fase della vita dove c’è stata un’importante “apertura” per dare la vita.

Questo trattamento o “rito” di chiusura può essere utilizzato in generale in occasione della chiusura di qualsiasi fase della vita e in corrispondenza di grandi cambiamenti, come ad esempio un nuovo inizio, una nuova vita, un nuovo lavoro.

Viene utilizzato inoltre in occasione dell’inizio di una nuova fase della vita, come ad esempio il menarca.

 

Anche questa pratica ha delle controindicazioni.

Non bisogna utilizzare questa tecnica in caso di minaccia di aborto, perdite ematiche, placenta bassa o previa, e se la placenta è inserita anteriormente non bisogna utilizzarlo sull'addome.

 

Ho suscitato un po’ di curiosità? Vi riconoscete in uno dei casi in cui viene utilizzata questa tecnica? Vi va di provare?

Venite a provare un trattamento!

Potete prendere un appuntamento presso gli studi di Celle, Cengio o Borgio Verezzi, oppure ci possiamo accordare per un trattamento a domicilio.

 

Vi lascio di seguito i miei contatti:

Tel. 3472494967

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A presto!