Dopo una lunga assenza, eccomi di nuovo per un altro appuntamento informativo per le donne in dolce attesa.
Oggi vorrei parlarvi del vaccino anti-pertosse in gravidanza.
Alcune di voi ne avranno già sentito parlare, altre no, quindi partiamo dal principio e cerchiamo di capire cos’è la pertosse e quali sono i dati a disposizione.

La pertosse è una malattia che colpisce l’apparato respiratorio, in particolare le cellule epiteliali ciliate.
È causata da Bordetella Pertussis, un coccobacillo Gram negativo, ha un periodo di incubazione di 7-10 giorni ed il decorso è caratterizzato da 3 stadi differenti: stadio catarrale, stadio convulsivo (caratterizzato da tosse con stridore) e stadio di convalescenza.
La pertosse colpisce persone di tutte le età, ma vi è particolare incidenza negli individui in età pediatrica, soprattutto al di sotto dell’anno di vita. In questi soggetti la manifestazione clinica può avere un esordio più grave, poiché può causare apnea e cianosi, seguite da gravi esiti respiratori e neurologici.
Le complicanze polmonari sono quelle più frequenti e più pericolose, quelle neurologiche possono provocare severo ritardo mentale, sordità, cecità, paralisi dei nervi cranici fino ad arrivare ad encefaliti associate a deficit permanenti o morte .
I dati a disposizione sono allarmanti.
In Europa, solo nel 2016, vi sono stati 48446 casi.
La fascia d’età con maggior numero di casi è stata quella da 0 a 12 mesi, seguita dalle fasce d'età 10-14 anni e 1-4 anni. Vi sono stati 26 decessi e 16 di questi riguardavano la fascia d’età 0-3 mesi.
In Italia i dati raccolti nel periodo 2001-2014 evidenziano oltre 7000 ricoveri, dei quali il 63% riguardavano lattanti con meno di un anno di età.
Gli ultimi dati del 2018 riportano 2 decessi in individui con meno di 2 mesi di vita e altri 6 decessi in soggetti con meno di 3 mesi di vita. Le mamme di questi 8 bambini deceduti non avevano effettuato la vaccinazione anti-pertosse in gravidanza.
Non è possibile vaccinare il bambino prima dei 3 mesi di vita, quindi come possiamo ovviare a questo problema? Tramite immunizzazione passiva, vaccinando la mamma in gravidanza.
Ora la vostra domanda sarà: un vaccino? Sarà sicuro in gravidanza?
Facciamo quindi una breve parentesi sul vaccino e poi andiamo a vedere i dati emersi dagli ultimi studi effettuati.
La prima versione del vaccino anti pertosse risale al 1912 e conteneva cellule complete del batterio, inattivate col calore. Visti i numerosi effetti collaterali, è stato necessario effettuare alcune modifiche.
Nel 1993 Rino Rappuoli ed il suo team realizzano il primo vaccino acellulare con tecniche di DNA ricombinante, grazie alle quali il DNA del batterio viene modificato e reso innocuo.
Il batterio così trattato produce in laboratorio 3 componenti proteiche, utilizzate poi per realizzare il vaccino. Il sistema immunitario dell’individuo vaccinato riconosce la componente proteica e produce la risposta anticorpale necessaria. Questo rende sicuro il vaccino anche se somministrato in gravidanza.
Analizzando studi recenti presenti in letteratura si evince che i casi di pertosse nei neonati le cui madri sono state vaccinate in gravidanza risultano essere inferiori al numero di casi di neonati le cui madri non hanno effettuato nessuna vaccinazione (Baxter et al. - “Effectiveness of Vaccination During Pregnancy to Prevent Infant Pertussis.” Pediatrics. 2017 May;139(5). pii: e20164091).
La vaccinazione anti-pertosse nella donna in gravidanza ha ridotto il rischio di pertosse del 91,4% nel gruppo dei bambini 0-2 mesi e del 69% nel gruppo dei bambini 0-12 mesi.
Inoltre è emerso che la vaccinazione anti-pertosse dopo il parto non ha ridotto significativamente il rischio di infezione nel neonato.
Infine si è dimostrato che la vaccinazione anti-pertosse in gravidanza porta ad un’efficacia dell’88% nella prevenzione della pertosse nei neonati, prima che avessero effettuato la prima dose di vaccino (Perrett et al. - “Immunogenicity, transplacental transfer of pertussis antibodies and safety following pertussis immunization during pregnancy: Evidence from a randomized, placebo-controlled trial” Vaccine.2019 Nov 24. pii: S0264-410X(19)31507-5.).

Concludiamo ora evidenziando alcuni concetti fondamentali.
I neonati sono soggetti più a rischio di sviluppare infezioni, anche con complicanze molto serie.
L’impossibilità di vaccinare il neonato alla nascita, a causa della mancanza di tempo per effettuare la somministrazione delle dosi necessarie affinché possa risultare protetto, lo rende un individuo più a rischio.
Dall’analisi degli ultimi studi, si evince che la vaccinazione della mamma (immunizzazione passiva) può essere una soluzione ed una strategia sicura ed efficace per ridurre il rischio di infezione neonatale da pertosse, finché il neonato non potrà effettuare le vaccinazioni dal 3° mese di vita in poi (immunizzazione attiva).
Si può dire che la vaccinazione anti-pertosse sia fortemente raccomandata, soprattutto se effettuata tra la 27esima e la 32esima settimana gestazionale.
Di conseguenza è utile informare, promuovere e consigliare la vaccinazione anti-pertosse alla donna in gravidanza.

Spero di essere stata chiara ed esaustiva.
In ogni caso rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento, anche a distanza.

A presto!
Ostetrica Grazia

 

 

 

Terminato il corso sull’uso del Rebozo, vorrei portarvi alla scoperta di questo strumento.

Il rebozo è da considerarsi un articolo di abbigliamento tipico messicano, una fascia rettangolare tessuta al telaio con 7200 fili con una frangia intrecciata a mano e annodata, lungo da 1 metro e 50 a 3 metri e 60 e largo da 1 metro a 1 metro e 50.

Può essere fatto di vari materiali come cotone, lana, seta o raion (viscosa).

Andando indietro nella storia possiamo ritrovarlo in varie culture, con nomi diversi.

I musulmani lo chiamavano “almaizal” e lo usavano in Spagna durante il Medioevo, come indumento per coprire la testa e, a volte, anche il viso.

Infatti , nel corso del XVI secolo, diventò un elemento di pudore per le donne delle caste NovoIspaniche.

Nella cultura mesoamericana indigena si chiamava “ayate” o il “mamatl” usato per il trasporto di bambini, mercanzie ed oggetti.

Infine il “rebozo” nasce e si diffonde ampiamente fin dal XVIII secolo dall'incontro tra la cultura europea e quella mesoamericana indigena.

In base al tipo di materiale utilizzato per tessere questo telo si poteva riconoscere la classe sociale a cui apparteneva la donna che lo indossava.

Per esempio una donna di classe sociale alta indossava un rebozo tessuto in seta, ricamato con fili d´oro e argento e con disegni di paesaggi, mentre le indigene, le contadine e le operaie usavano un rebozo tessuto in cotone con disegni di ikat (fili tinti dopo averli annodati) o ricamati e con una frangia corta con punte annodate.

Il rebozo veniva utilizzato in vari modi: per avvolgere i neonati, come regalo al posto dell´anello di fidanzamento, nei matrimoni, nelle feste, nei luoghi sacri e per avvolgere i defunti.

Un’ ulteriore curiosità è che durante la Rivoluzione messicana le donne nascondevano nei rebozos le armi per passarle agli uomini. 

 

Ora invece quali applicazioni può avere e come può utilizzarlo un’ostetrica?

Innanzitutto partiamo dal significato della parola “rebozo”.

Il termine “rebozar” in spagnolo significa letteralmente “Impanare”, “rigirare nell’impanatura”. Questo vi fa capire e vi dà un’idea di come viene mosso ed utilizzato il rebozo durante il trattamento.

Questa tecnica trova applicazione in varie fasi della vita della donna: prima del concepimento, in gravidanza, in travaglio, durante il parto e dopo il parto.

Andiamo a vedere che funzioni ha questa tecnica nelle varie fasi elencate precedentemente.

- Periodo preconcezionale: in questa fase il rebozo ha funzione di “riposizionamento” degli organi che sono “paralizzati” dalla condizione fredda, di rigidità (mestruazioni dolorose, endometriosi, miomi, cisti difficoltà nel concepimento ecc.) e agisce liberando il diaframma del pavimento pelvico.

- In gravidanza: emozioni come paura, tristezza, delusione, solitudine, causano “freddezza”. Il “freddo” chiude e contrae muscoli e legamenti.

Quindi aiuta a distendere e rilassare, aiuta a migliorare la circolazione, lenisce i dolori a schiena, bacino e inguine.

Può essere utile come “Baby wrapping” ossia fasciatura quando la donna avverte una sensazione di peso o in caso di addome pendulo.

Inoltre modifica le malposizioni fetali ed attiva il Sistema nervoso parasimpatico predisponendo la donna ad uno stato di calma e fiducia.

 

- In travaglio: utilizzato come “liana” per appendersi, dondolare e sostenersi se la donna assume particolari posizioni come quella seduta sulla palla, quella accovacciata o in ginocchio. Utile per dare sensazione di calore.

Viene utilizzato per il rilassamento di tutto il corpo nei prodromi, per coprire gli occhi ed evitare stimoli eccessivi, per il rilassamento del bacino e per correggere asinclitismi e malposizioni fetali.

In questi ultimi due casi, asinclitismo e malposizione fetale, influiscono molto articolazioni, legamenti e muscoli, collo dell'utero e perineo a causa di posizione seduta o supina per periodi di tempo prolungati, posizioni semi inclinate, muscoli della pelvi deboli, poco contatto con il bambino oltre che tensioni ai legamenti dell'utero che chiudono il bacino inferiore, riducono l'informazione ormonale e nervosa verso l’utero, e ne modificano l'asse.

 

- Dopo il parto: utilizzato come “chiusura” di una fase della vita dove c’è stata un’importante “apertura” per dare la vita.

Questo trattamento o “rito” di chiusura può essere utilizzato in generale in occasione della chiusura di qualsiasi fase della vita e in corrispondenza di grandi cambiamenti, come ad esempio un nuovo inizio, una nuova vita, un nuovo lavoro.

Viene utilizzato inoltre in occasione dell’inizio di una nuova fase della vita, come ad esempio il menarca.

 

Anche questa pratica ha delle controindicazioni.

Non bisogna utilizzare questa tecnica in caso di minaccia di aborto, perdite ematiche, placenta bassa o previa, e se la placenta è inserita anteriormente non bisogna utilizzarlo sull'addome.

 

Ho suscitato un po’ di curiosità? Vi riconoscete in uno dei casi in cui viene utilizzata questa tecnica? Vi va di provare?

Venite a provare un trattamento!

Potete prendere un appuntamento presso gli studi di Celle, Cengio o Borgio Verezzi, oppure ci possiamo accordare per un trattamento a domicilio.

 

Vi lascio di seguito i miei contatti:

Tel. 3472494967

E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

A presto!

 

 

Sentiamo parlare spesso della SIDS.

Durante gli incontri di accompagnamento alla nascita, dal pediatra, in TV, nei giornali e sui social network molto spesso sentiamo utilizzare questo termine.

Mi domando però: sappiamo veramente cos'è la SIDS?

La sigla SIDS deriva dai termini inglesi Sudden Infant Death Sydrome, che tradotto significa "sindrome della morte improvvisa infantile".

In Italia viene chiamata anche morte in culla, poichè questo evento avverso si verifica durante il sonno, improvvisamente e, purtroppo, senza poterlo ricondurre ad una causa ben definita o definibile tramite esami approfonditi.

La SIDS può colpire il lattante fino all'anno di età, più di frequente nella fascia d'età tra i 2 e i 4 mesi.

 

In Italia vi sono mediamente 0,2-0,5 casi all’anno ogni 1.000 nati.

Non essendo prevedibile è ancora più importante attuare e tener conto di alcuni accorgimenti che possano prevenire e ridurre le possibilità che si verifichi questo tragico evento. I dati a nostra disposizione indicano un importante decremento di questi episodi fatali grazie all'informazione data ai genitori e all'attuazione delle misure di prevenzione.

In alcun paesi si è arrivati ad una riduzione dei casi di morte in culla anche del 90%.
Quindi non stiamo parlano di abitudini alternative o di una moda passeggera.

Stiamo parlando di atteggiamenti utili a far dormire in sicurezza i vostri bambini.

 

Abbiamo detto che l'informazione e la prevenzione sono fondamentali.

Quindi, quali sono i fattori di rischio e come posso fare prevenzione?

Gli studi riguardanti le cause, e quindi i fattori di rischio, sono ancora in corso ma abbiamo comunque a disposizione molti dati e molte informazioni che hanno permesso di definire alcuni dei fattori di rischio.

Tra quelli già definiti, i fattori di rischio più pericolosi per il bambino sono:

  • prematurità

  • basso peso alla nascita

  • mamma che ha continuato a fumare o bere alcolici in gravidanza

     

    Inoltre sono più a rischio i bambini che dormono:

  • proni (a pancia in giù) o sul fianco

  • su lettini o superfici morbidi, con peluches o cuscini

  • in stanze con temperatura troppo alta oppure troppo vestiti o coperti

  • esposti al fumo passivo

 

L'allattamento artificiale, come i difetti di maturazione della rete cerebrale responsabile della capacità di risveglio del bambino, sono un altro fattore di rischio: entrambi rendono il sonno più profondo e quindi in caso di situazione pericolosa, come ad esempio un rigurgito, il bambino si risveglia più difficilmente e di conseguenza la reazione potrebbe non essere abbastanza efficace.

 

La prevenzione prevede pochi e semplici punti:

 

 

- Posizione supina (a pancia in su)

- Piedini che toccano il fondo del lettino (per evitare che scivoli in basso con il viso sotto le coperte)

- Coperte ben rimboccate (possibilmente facendole arrivare ad altezza ascelle tenendo la testa scoperta

- Materasso rigido

- Niente cuscino (il cuscino “antisoffoco” serve solo al negoziante che ve lo vende!)

- Niente peluches o paracolpi imbottiti

- Dormire nella stessa stanza dei genitori

- Temperatura della stanza non superiore a 20° C e bambino non eccessivamente coperto o vestito

- Niente esposizione al fumo di sigaretta

- Allattamento al seno

- Ciuccio (se possibile ad allattamento ben avviato)

 

Gli ultimi due punti favoriscono il sonno più leggero e quindi la capacità di risveglio del bambino.

 

E se dorme nel lettone?

Sarebbe meglio evitare, per motivi di sicurezza, la condivisione del lettone preferendo magari l'utilizzo di una next to me.

Se non fosse possibile evitare, sarebbe necessario prendere almeno delle precauzioni:

 

  • cuscini dietro la testa dei genitori e non vicino al bambino

  • bambino posizionato sopra le coperte del lettone, coperto con una sua copertina

  • seguire il resto delle indicazioni per la prevenzione

 

Buon sonno...in sicurezza!

 

 

 

Sono sempre più numerosi i casi di cronaca che riguardano individui in età pediatrica. Ci saltano all’occhio immediatamente e ci lasciano increduli perchè sembra quasi impossibile che una vita così giovane e innocente possa lasciare questo mondo prima del tempo.

Molti di questi casi di cronaca riguadano decessi di lattanti e bambini causati da ostruzione delle vie aeree.

Sembra incredibile nel 2019 morire davanti agli occhi di adulti incapaci di risolvere o tentare di risolvere la situazione ma purtroppo succede sempre più spesso.

In Europa ogni anno circa 500 bambini con meno di 3 anni di età muoiono a causa di un corpo estraneo che occlude le vie aeree. Di questi 500, il 10% sono in Italia e la metà dei casi avviene in presenza dei genitori. È un numero spaventoso considerando che per fortuna siamo un paese con mezzi e cultura sufficenti ad affrontare questo tipo di emergenze.

Quindi perchè se abbiamo i mezzi per affrontare questi eventi avversi si verificano ancora così tanti casi?

La risposta è semplice: manca l’informazione!

Al giorno d’oggi poche persone decidono di frequentare un incontro sulle Manovre Salvavita Pediatriche, forse perchè nel quotidiano non hanno a che fare con i bambini o forse perchè c’è ancora l’idea che “figurati se capita a me”.

Sta di fatto che questi incidenti capitano e non così raramente. Inoltre anche se non ho a che fare con i bambini, posso ritrovarmi a transitare per strada o davanti ai giardinetti e incorrere in un’emergenza di questo tipo.

A questo punto io ho il dovere morale di saper intervenire!

Quindi nessuno è escluso da questo tipo di formazione. Tutti noi dovremmo trovare il tempo di dedicare un paio d’ore della nostra vita ad un incontro sulle Manovre Salvavita Pediatriche.

In cosa consiste un incontro di questo tipo?

Si tratta di un incontro che comprende una parte teorica ed una pratica con i manichini.

La parte teorica è più che altro incentrata sulla prevenzione, sia sul cibo che ambientale. Il contesto in cui è inserito il bambino e l’attenzione all’ambiente in cui si trova è una parte fondametale della prevenzione. Allo stesso tempo la prevenzione sul cibo è ugualmente importante.

I bambini sono in una fase importante del loro sviluppo. Hanno bisogno di tutti i mattoncini necessari per crescere quindi non bisogna far mancare nessun alimento dalla loro dieta, basta semplicemente somministrarlo nella maniera più corretta e più sicura possibile.

Come faccio a capire quali sono gli alimenti più pericolosi e come posso modificarli per renderli sicuri per i bambini?

La valutazione e la conseguente elaborazione dell’alimento dipende dalle caratteristiche dello stesso.

Gli alimenti più pericolosi si classificano secondo alcune caratteristiche come forma, consistenza e dimensione. Gli alimenti tondi o cilindrici, quelli duri, appiccicosi o fibrosi e quelli troppo grandi rientrano tra gli alimenti da trattare e somministrare con più attenzione.

 

 

Per quanto riguarda gli alimenti tondi, andrebbero tagliati in quarti, quelli cilindrici a listarelle. 

Gli alimenti più duri andrebbero cotti, in modo da renderli più facilmente masticabili, quelli appiccicosi andrebbero somministrati magari spalmati su una bella fetta di pane.

Bisogna fare attenzione ad eventuali filamenti o innervature, da eliminare.

Questi sono alcuni spunti di prevenzione, molti altri andrebbero affrontati durante un incontro.

Vi chiederete, come mai è necessaria tutta questa prevenzione?

 

 

La prevenzione è molto importante perchè vi sono molti fattori predisponenti ad un evento avverso, soprattutto in un bambino di età inferiore ai 3 anni.

La conformazione conica delle vie aeree, che va a stringersi sempre si più andando verso il basso, la dentizione decidua che rende la masticazione meno efficace, il meccanismo della deglutizione ancora da perfezionare (deglutire un liquido come il latte, un semisolido come una pappa o un solito come il cibo in pezzi richiede meccanismi differenti di deglutizione), e la minor capacità di reagire nel caso le vie aeree vengano ostruite da un corpo estraneo, spiegano il perchè sia fondamentale aiutare il bambino con la prevenzione.

Oltre tutto questo sono assolutamente vietati al di sotto dei 4 anni (anche di più sarebbe la scelta più sana per il bambino) gomme da masticare, caramelle gommose e frutta a guscio.

Come ho detto prima però è importante fare anche prevenzione ambientale.

È fondamentale che il bambino mangi seduto composto a tavola, con la schiena dritta e il viso rivolto verso il piatto.

Inoltre bisogna lasciare al bambino il tempo di completare il pasto con i suoi tempi, senza mettergli fretta. Se siamo in ritardo la prossima volta tariamo meglio i tempi di uscita da casa considerando anche quelli del bambino.

Importante insegnare al bambino a masticare bene e a lungo: per questo l’adulto è il primo esempio che il bambino segue. I bambini ci osservano sempre e ci imitano per cui se noi mangiamo con calma e masticando bene loro faranno lo stesso.

Non si mangi amentre si corre, si gioca o si è in macchina perchè potrebbe essere molto pericoloso oltre ad essere un cattivo esempio educativo: se si mangia lo si fa a tavola, seduti e composti.

Ultimo ma non ultimo è importante sorvegliare il bambino mentre mangia. Questo non vuol dire fissarlo con ansia ma rimanere nella stessa stanza mentre il bambino è seduto a tavola. Se abbiamo il bucato da stendere, lo stenderemo in un altro momento.

 

Nonostante la prevenzione ci permetta di evitare la maggior parte dei casi di ostruzione delle vie aeree, l’imprevedibilità del bambino ci porta comunque a dover affrontare questi evnti avversi.

È importante a questo punto attivare i soccorsi!

In molte regioni è ormai attivo il NUE, numero unico di emergenza, il 112, che va a sostituire i vecchi 118, 112, 113,115 e vi discorrendo.

 

 

Qualsiasi sia il vostro tipo di emergenza il numero da comporre è il 112!

Quindi in caso di ostruzione delle vie aeree attivo i soccorsi allertando il 112 e se posso attiro l’attenzione dei passanti, dei vicini o di chiunque si trovi nelle immediate vicinanze in modo da avere un aiuto in più nell’affrontare questa emergenza.

L’operatore che risponderà guiderà passo passo la persona aiutandola a risovere l’ostruzione ma è importante avere almeno un minimo di infarinatura a riguardo, in modo tale da facilitare il lavoro dell’operatore della centrale.

Quindi è importante frequentare un incontro sulle Manovre Salvavita Pediatriche per poter approfittare anche della seconda parte dell’incontro, quella di cui vi parlavo prima, in cui si affronta la pratica con i manichini.

È importante provare le manovre sui manichini perchè in un momento di panico la memoria pratica rimane, un po’ come un istinto, se esercitata, invece la memoria teorica vi abbandona in maniera infame chiudendo tutti i suoi cassettini.

Le manovre da eseguire sono differenti in base all’età del bambino.

Distingueremo il lattante (fino all’anno di età) e il bambino (dall’anno in poi).

In entrambi i casi bisogna valutare se l’ostruzione è parziale o totale.

L’ostruzione parziale permette al lattante e al bambino di respirare, di emettere suoni, di piangere e lo stao di coscienza è conservato, nonostante l’importante difficoltà respiratoria.

L’ostruzione totale non permette al lattante e al bambino di respirare, emettere suoni, piangere, diventano cianotici e lo stato si coscienza si altera velocemente.

In caso di ostruzione parziale non si esegue nessuna manovra ma si invitano il lattante o il bambino a tossire, magari mostrandogli anche come fare (sempre per il discorso che ci osservano e ci imitano, soprattutto da più piccoli) e si cerca di tranquillizzarli. Niente dita in bocca al bambino (potreste mangare il corpo estraneo ancora più in fondo e provocare un’ostruzione totale) e niente pacche sulla schiena o presa per i piedi a testa in giù: oltre ad essere inefficaci possono essere pericolisi, causando traumi importanti alla colonna vertebrale e al cervello (shaking baby sindrome).

In caso di ostruzione totale bisogna effettuare le Manovre Salvavita Pediatriche, differenti per lattante e bambino.

 

Nel caso del lattante:

 

- Si assicura il capo del lattante fissando la mandibola tra pollice e indice posizionati a C

- Si posiziona il lattante prono (a pancia in giù) sull’avambraccio assicurando il capo tramite prensione della mandibola

- Si posiziona l’avambraccio su una coscia, si mantiene il capo del lattante in posizione più declive rispetto al tronco e si eseguono 5 colpi vigorosi tra le scapole (COLPI INTERSCAPOLARI CON VIA DI FUGA LATERALE)

 

Nel caso in cui non sia sufficiente:

- Si posiziona il lattante supino sull’avambraccio assicurando il capo tramite prensione della nuca

 - Si posiziona l’avambraccio su una coscia, si mantiene il capo in posizione più declive rispetto al tronco e si eseguono 5 compressioni toraciche lente e profonde sopra il processo xifoideo (linea immaginaria tra i due capezzoli) con due dita (medio e anulare)

 - Si alternano 5 vigorosi colpi interscapolari a 5 compressioni toraciche sino a disostruzione avvenuta o perdita di coscienza.

 

In caso di perdita di coscienza si iniziano le manovre di rianimazione cardiopolmonare.

 

Nel caso del bambino:

- Si fissa la mandibola del bambino tra pollice e indice (mano a C) per assicurare il capo

 - Si posiziona il bambino prono (pancia in giù) sulla coscia (seduto o con ginocchio a terra) con il capo in posizione più declive rispetto al tronco

 

- Si effettuano 5 colpi interscapolari (con via di fuga laterale)

 

Nel caso in cui non sia sufficiente:

- Si tira su il bambino, ci si posiziona alle sue spalle e si passano le braccia sotto quelle del bambino

(come per abbracciarlo a livello dell'ombelico)

 - Si posiziona il pollice sul processo xifoideo (fine sterno) e l'indice sull'ombelico del bambino (posizione a C)

- Si pone l'altra mano chiusa all'interno della "C" col pollice rivolto verso l'addome, chiuso all'interno delle altre dita

 - Si avvolge il pugno con l'altra mano e si applicano 5 compressioni addominali (manovra di Heimlich) per aumentare pressione intratoracica (tosse artificiale), con direzione da davanti a dietro e dal basso verso l'alto

        

  - Si alternano le pacche interscapolari e le compressioni addominali fino ad espulsione del corpo estraneo, fino a che il bambino non ricomincia a tossire o perde conoscenza.

 

In caso di perdita di coscienza si iniziano le manovre di rianimazione cardiopolmonare simile per lattante e bambino se non per alcune differenze dovute a dimensioni e anatomia differenti.

 

- Si posiziona il lattante/bambino supino su un piano rigido

    

 - Si allineano testa, corpo e arti

  

 - Si instaura la pervietà delle vie aeree (lattante in posizione neutra e bambino con leggera estensione del capo)

    

 - Si controlla se vi sono corpi estranei affioranti (nel caso valutare se e come rimuoverli)

    

 - Si effettuano 5 Insufflazioni di soccorso (Bocca/bocca-naso per il lattante e Bocca/bocca per il bambino)

    

 - Se non vi sono segni di circolo (Mo.To.Re.: Movimento-Tosse-Respiro), si effettuano 30 compressioni toraciche (compressioni a due dita nel lattante e ad una mano per il bambino) alternate a 2 insufflazioni. Rapporto 30:2 per 3 cicli (1 min circa).

    

 

Se al termine dei 3 cicli non vi è Mo.To.Re., si continua la sequenza fino a ripresa di coscienza o segni di circolo o finchè non arrivano i soccorsi.

In ogni caso anche a disostruzione avvenuta è bene far visitare il lattante/bambino poichè potrebbero esserci dei residui o potremmo aver causato un trauma con le manovre.

Ricordatevi bene però che è meglio un livido fatto eseguendo con la corretta intensità le manovre, piuttosto che un bambino non disostruito per paura di fargli male!

Spero di essere stata abbastanza chiara nella mia breve spiegazione e vi invito ad informarvi e frequentare un incontro sulle Manovre Salvavita Pediatriche nella vostra città.  

Io personalmente tengo un incontro al mese a Savona.

Avete visto che basta veramente poco per salvare una vita per cui ne vale la pena.

 

A presto,

 

Ostetrica Grazia

 

 

 

 

Nuovo appuntamento con il blog!

Oggi parliamo dei famosissimi Corsi Preparto!

Che poi Corso Preparto è un termine più che obsoleto, come i professionisti che lo utilizzano.

Sono un po’ provocatoria? Si, e con ragione, oserei dire.

Facciamo un cappellino introduttivo per spiegare come mai il termine “Corso Preparto” è ormai obsoleto.

Utilizzare la parola “Corso” è già di per se il primo errore: inconsciamente porta a pensare ad un ciclo di incontri nei quali, muniti di carta e penna, si segue la lezione per imparare a partorire ed a diventare genitori.

Una volta colto questo particolare si è deciso di modificare la dicitura.

Nacquero così i Corsi di Accompagnamento alla Nascita, detti anche CAN, dove la dicitura “Accompagnamento alla Nascita” dà più l’idea di una serie di incontri nei quali l’ostetrica guida i partecipanti nel percorso nascita. Anche in questo caso però la parola “Corso” è fuorviante.

Si è arrivati quindi a definire questo percorso “Incontri di Accompagnamento alla Nascita, o IAN.

Questa dicitura sembra essere più adeguata ed esplicativa del tipo di percorso proposto ai futuri genitori.

 

Quindi, perchè siamo arrivati agli “Incontri di Accompagnamento alla Nascita”(IAN) e in cosa consistono?

Gli IAN sono una serie di incontri dedicati alla scoperta e alla consapevolezza dell’evento nascita.

Il ciclo di incontri può essere formato da più o meno appuntamenti a seconda della tipologia di percorso proposto dall’ostetrica. Solitamente vengono proposti dai 5 agli 8 incontri a cadenza settimanale, della durata di 2 ore circa ciascuno.

L’ostetrica può decidere se dedicare il percorso solo alle future mamme o aprire gli incontri anche ai papà, oltre al periodo della gravidanza da cui far partire questo percorso.

Il numero minimo o massimo di partecipanti è a discrezione dell’ostetrica, basato sul tipo di progetto e sulla disponibilità di spazio dell’organizzatrice.

Ogni ostetrica programma gli incontri in base alla sua esperienza, agli insegnamenti ricevuti dalle ostetriche più esperte ed ai partecipanti, per forza di cose ogni volta differenti.

Secondo quella che è la mia esperienza, maturata anche durante il mio percorso da volontaria in consultorio, le esigenze, l’individualità e la personalità dei partecipanti vanno assolutamente rispettate, mantenendo ovviamente la professionalità e gli obiettivi del percorso.

Ogni giorno mi trovo davanti a situazioni che sottolineano quanto, per molti, un lavoro tipo il mio sia diventato solo una questione di “guadagnare il più possibile”, come se vendessimo sottaceti al supermercato.

Pacchetti, pacchettini, paghi 3 prendi 2, porta un amico ed avrai lo sconto del 10%, non sempre sono adatti al servizio offerto. In alcuni casi ci dimentichiamo che abbiamo a che fare con esseri umani, persone, individui, per definizione tutti diversi quindi bisognosi di assistenza umana, personalizzata, individuale.

Se ci fate caso, raramente lo standard fa al caso nostro.

Questo per spiegare perchè la considerazione delle esigenze di chi ci troviamo di fronte è importantissima, anche e soprattutto per ottenere quel livello di empatia necessario per raggiungere gli obiettivi prefissati e rendere il partecipante soddisfatto del percorso scelto.

 

Quali sono gli argomenti trattati durante gli incontri?

Come detto prima, ogni ostetrica decide quali argomenti toccare appena e quali approfondire di più.

In linea di massima il percorso prevede un argomento diverso per ogni incontro: alimentazione, stile di vita e cambiamenti in gravidanza, ormoni, pavimento pelvico, valigia per parto e degenza ospedaliera, travaglio e parto, donazione del sangue cordonale, allattamento, puerperio e gestione del neonato sono alcuni degli argomenti che potrebbero proporvi durante un ciclo di incontri.

 

Come vengono affrontati gli incontri?

Anche la modalità degli incontri varia da ostetrica ad ostetrica.

Possiamo trovare quella che preferisce esporre a voce l’argomento, oppure quella che preferisce porre una domanda e coinvolgere i partecipanti nella discussione rendendo più interattivi gli incontri. C’è chi usa supporti tipo slide, cartelloni o immagini, oppure propone attività durante gli incontri. Infine c’è l’ostetrica che decide di mescolare tutte queste metodologie di conduzione degli incontri, anche in base all’argomento trattato.

 

Dove si tengono gli Incontri di Accompagnamento alla Nascita?

Esistono diverse opportunità tra cui possono scegliere i potenziali partecipanti, che possono variare di città in città.

La coppia può decidere di partecipare al percorso in consultorio, in ospedale o presso un’ostetrica privata.

L’ostetrica privata può tenere gli incontri presso il suo studio, presso associazioni o in collaborazione presso altri studi, oppure a domicilio se è previsto un percorso individuale.

Quindi l’ostetrica, oltre alla tipologia di percorso (coppia o solo mamme), può scegliere se aprire gli incontri ad un gruppo oppure se tenere gli incontri individualmente direttamente al domicilio dei partecipanti.

 

Che obiettivi ha un ciclo di Incontri di Accompagnamento alla Nascita?

Questo tipo di percorso può avere molteplici obiettivi tra cui:

- Consapevolezza riguardo una fase della vita diversa, ricca di emotività e “mistero”;

- Condivisione di un’esperienza che accomuna i partecipanti: questo permette ad esempio ai futuri genitori di tranquillizzarsi davanti a problematiche comuni in gravidanza;

- Creazione di una rete di sostegno: in gravidanza e dopo il parto è fondamentale sentirsi sostenuti e non sentirsi soli. Facilitare le coppie nel creare tra di loro una rete di sostegno e confronto reciproco è importante quanto il sostegno, la disponibilità e la presenza dell’ostetrica;

- Informazione: una persona informata è anche più consapevole e di conseguenza collaborante ed empatica con il personale che la assisterà durante il percorso nascita ed oltre;

- Prevenzione di problematiche più o meno importanti che possono insorgere a seguito di una mancata o cattiva informazione;

- Dedicarsi del tempo: bisogna fare spazio al bambino in arrivo non solo in casa e nella pancia ma anche nella mente, cominciando a dedicargli ed a dedicarsi del tempo di qualità. Per questo è utile frequentare gli incontri anche ed a maggior ragione se è il secondo figlio e se è già stato frequentato un ciclo di incontri per la prima gravidanza.

 

Questi e molti altri sono gli obiettivi di un buon percorso di Accompagnamento alla Nascita ma a mio avviso il più importante forse è rendere consapevoli i futuri genitori che hanno già dentro di loro le competenze necessarie ma hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a tirarle fuori.

Come dice sempre una delle ostetriche che ha contribuito in maniera importante nella mia formazione “Sei già una brava mamma e sei già un bravo papà”.

 

Chi può organizzare il ciclo di Incontri di Accompagnamento alla Nascita?

Solo l’Ostetrica, secondo profilo professionale e codice deontologico, può organizzare e tenere in autonomia gli Incontri di Accompagnamento alla Nascita.

Le altre figure professionali possono partecipare agli incontri come collaboratori ma non possono tenere in autonomia un ciclo completo di incontri.

Chiunque gestisca in autonomia questo tipo di servizio senza averne competenza incorre nell’abuso di professione, reato penale.

Benvengano quindi le collaborazioni con altre figure professionali che possono arricchire il percorso ma diffidate di chiunque pubblicizzi un suo “Corso Preparto”in autonomia e non sia un’ostetrica.

 

Ultima domanda che potrebbe venirvi in mente scorrendo la home di qualsiasi social network... Ma se seguissi un “Corso Preparto” online?

Stanno spuntando fuori come lumache dopo una bella giornata di pioggia, questi fantomatici “Corsi Preparto” online.

Inutile dirvi che ritengo non si possano definire “Incontri di Accompagnamento alla Nascita”e infatti ho utilizzato la dicitura “Corso Preparto”.

Un ciclo di videolezioni standard, effettuate attraverso lo schermo di un computer e senza la possibilità di confrontarmi con gli altri partecipanti e con l’ostetrica, non soddisfano sicuramente gli obiettivi precedentemente descritti.

Questo tipo di esperienza, secondo me, è un passo indietro ai “Corsi Preparto” dove si imparava a respirare, spingere e partorire.

 

Concludo citando nuovamente una frase dell’ostetrica di cui vi parlavo prima:

“Le donne riescono a partorire e a crescere i figli anche sotto i bombardamenti.

Non avete bisogno di qualcuno che vi insegni a partorire o ad essere genitori.

Quello che possiamo e dobbiamo fare è migliorare la qualità di questa esperienza. Perchè c’è modo e modo di vivere l’evento nascita e la genitorialità.”

 

Se foste interessati a partecipare ad uno dei miei cicli di Incontri di Accompagnamento alla Nascita vi lascio di seguito i miei contatti:

 

Tel. 3472494967

E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sito web: www.ostetricasavona.it

 

Seguitemi sulla mia pagina Facebook “Ostetrica Grazia Agostino” e sul mio account Instagram “ostetrica_grazia”

 

A presto!